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Dall’alto
dei suoi 585 m. sul livello del mare, la città di Cortona
si affaccia su uno dei panorami più vasti e armoniosi
d’Italia e, con le sue superbe torri, appare al viaggiatore
- per dirla con Henry James - più vicina al cielo che
alla stazione ferroviaria.
Le origine di questa Città si perdono nella leggenda
e nel mistero. In Virgilio si legge che lo stesso Dardano,
figlio di Giove, dopo aver fondato Cortona, partì alla
volta di Troia. I recenti scavi archeologici al Melone II
del Sodo offrono un provvidenziale sostegno alla tradizione
mitica di questa terra e il ritrovamento, in pieno Centro
storico, di una grande capanna di marca villanoviana dell’VIII
secolo a.C. sembra un vero e proprio messaggio di Dardano.
Comunque nell’antichità fu una delle più
influenti Lucumonie etrusche ed è ricordata da numerosi
scrittori greci e latini, da Erodono a Dionigi di Alicarnasso,
da Tito Livio a Plinio il Vecchio. La città di Cortona
ebbe uno sviluppo considerevole tra l’VIII e il VII
secolo a.C. e dominava sulla valle del Chiana allora fertilissima.
Testimonianza significativa dell’egemonia e della ricchezza
dei “principi etruschi” nel territorio cortonese
è l’architettura dei grandi tumuli funerari del
VII e VI secolo a.C., posti nelle immediate vicinanze e una
serie di reperti archeologici presenti nel Museo Etrusco,
tra cui spicca il lampadario etrusco del V sec.a.C., esaltato
in uno dei tre sonetti di Gabriele D’Annunzio dedicati
alla “Città del silenzio”.
Nelle sue vicinanze presso il lago Trasimeno, il 24 giugno
del 217 a.C. Annibale, nella seconda guerra punica, provocò
ai danni di Roma e dell’esercito di Flaminio una delle
più sanguinose stragi che la storia ricordi.
Cortona tornerà a far parlare di sé nel Medioevo
con personaggi ed espressioni artistiche e religiose di grande
suggestione e prestigio, per continuare, fino ai nostri giorni,
a caratterizzarsi con i grandi eventi e le imponenti figure
di Luca Signorelli, Pietro da Cortona e Gino Severini.
Dal colle, Cortona si affaccia sulla campagna della Valdichiana,
punteggiata da sontuose ville e casali armoniosi tra gli immensi
vigneti, pronti a magnificare l’antica e storica prelibatezza
dei loro frutti. E se Plinio il Giovane parla di un pregiato
vino bianco cortonese di nome “Etesiaca”, il buongustaio
papa rinascimentale, Paolo III, amava fare grandi provviste
del prodotto di questi vigneti, mentre Giosue Carducci trovava
spesso la sua ispirazione poetica solo di fronte ad un bariletto
dello “stupendo vino” di Cortona. |
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